Archivi categoria: TRADIZIONI POPOLARI SUL LARIO

l Lago di Como, la sua storia, la sua gente. Percorsi fra la lingua e le tradizoni popolari del territorio.

#amarcord a Bellagio… i Giochi Interhotel

Negli Anni ’60 si disputarono a Bellagio varie edizioni dei “Giochi Interhotel”, una sorta di Olimpiade ispirata alle discipline alberghiere cui partecipavano lavoratori ed esercenti degli Hotel di Bellagio e del Lago.
La singolare manifestazione fu ideata dal Maestro Scacchia e da alcuni storici albergatori bellagini: e ricordo mio padre Carlo con i suoi amici carissimi Renato Ketzlar e Arturo Leoni, e ricordo il contributo fondamentale di tante persone che resero possibile quel progetto, come l’Ing. Bucher, il grande Ambrogio Bifolco, il signor Marcolini, Maitre al Grande Bretagne, e il Direttore del Grand Hotel, signor Pontesilli.
Replicati per qualche anno in Piazza Mazzini ad ogni fine stagione, i Giochi Interhotel, oltre a rappresentare in modo esemplare la tradizione turistica di Bellagio gratificando nel contempo i tanti lavoratori del settore, ebbero il seguito di un grande evento popolare che appassionava tutti i bellagini e molti turisti.
Al Campo Sportivo, un Torneo di Calcio vedeva fronteggiarsi le rappresentative dei grandi alberghi del lago, con memorabili sfide tra il G.H. Villa d’Este, il G.H. Villa Serbelloni e il Grande Bretagne, che si susseguirono nel sollevare il Trofeo.
Interrotti per alcuni anni, anche a causa delle acerrime rivalità che animavano il Torneo di Calcio, i Giochi Interhotel vennero ripresi alla fine degli anni ’60, con un paio di edizioni più moderne e spettacolari, una delle quali in notturna, dove la corsa nei sacchi, quella in coppia a gambe legate e i cento metri a ritroso o con l’uovo in bocca, che caratterizzavano le prime edizioni come una festa di paese, lasciavano il posto a gare più sofisticate e complesse, elegantemente rappresentative delle varie mansioni alberghiere. I camerieri si impegnavano in un percorso con vassoio e bibite, le cameriere gareggiavano nel rifare i letti, i facchini correvano con le valige, i cuochi cucinavano crêpes, gli albergatori e i receptionist si sfidavano a freccette. Al mio fianco, per l’ideazione e l’organizzazione di quei nuovi giochi, ricordo il contributo determinante di amici quali Alberto Serena, Guido Crespi e l’indimenticabile, immenso Aristide Sala, maestro di calcio e di vita.
La bellissima testimonianza e le immagini sono di Giorgio Melazzi nel gruppo Sei di Bellagio se… di Facebook

Trattori, incanto e falò: grande festa a Barni in onore del Santo più venerato dell’inverno

Sant’Antonio è uno dei santi dell’inverno più venerati in Lombardia e non solo. Anche Barni con l’aiuto di volontari e parrocchiani si prepara alla festa contadina più amata che quest’anno sarà festeggiata domenica 21 gennaio. Sant’Antonio, mercante di neve, è il santo venerato dai contadini come protettore degli animali ed in generale di tutto il mondo agricolo. Usanza non solo di Sant’Antonio ma in generale del mese di gennaio, quella di festeggiare con un falò, un fuoco propiziatorio per la bella stagione.

imageimage

A Barni non mancano le tradizioni legate a questa giornata. Durante la santa Messa in chiesa Parrocchiale delle ore 10 verrà benedetto il sale e subito dopo sul sagrato si terrà la benedizione dei trattori e mezzi agricoli. Segue l’incanto, una vendita all’asta di beni offerti dai parrocchiani il cui ricavato andrà a favore della Parrocchia che oltre alle spese correnti si sta dando da fare per il restauro della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo.

imageimage

image

La festa continua con il pranzo in compagnia in Sede Alpini a base di polenta uncia, una tradizione per questa giornata di festa dove un tempo si usava mangiare piatti più elaborati. Il programma prosegue con giochi e intrattenimenti in attesa del falò propiziatorio che verrà acceso al calar del sole sul piazzale antistante la Sede Alpini verso le 16,30.

image

Il ricavato di tutta la manifestazione sarà devoluto alla Parrocchia di Barni.

Foto di Luca Mazza

BARNI: TUTTI GLI EVENTI ASPETTANDO IL NATALE

Anche nel periodo invernale le iniziative in paese si moltiplicano. Oltre al percorso fotografico “Un paese in posa” visibile nelle vie del borgo anche con visite guidate su prenotazione nella suggestiva cornice natalizia, a Barni si ripetono tradizioni natalizie ormai consolidate.

Si parte il giorno 8 dicembre con i Mercatini di Natale nel tendone riscaldato della Pro Loco per tutta la giornata e nel pomeriggio lancio dei palloncini e  cioccolata per tutti i bambini. Oltre a fare acquisti di idee creative e artigianali potrete degustare i piatti preparati dalla Pro Loco.

Sabato 9 dicembre alle ore 14.30 inaugurazione del  PRESEPE alla Chiesa di San Pietro e Paolo anche quest’anno inserito nel percorso “La Luce nel Gioiello” ideato dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano. Sono previste la benedizione del presepe e dei bambin Gesù dei nostri presepi, canti natalizi con il Coro di Barni, a seguire panettone e vin brulé per tutti.

Alle 16,30 partenza per la Fiaccolata di Natale a Scengher con fiaccolata, accensione del Presepe sulla montagna.

Domenica 10 dicembre si continua con Il pranzo delle Feste per sostenere le attività di CulturABarni farsi gli auguri e scambiarsi idee per il nuovo anno!

Per chi ama scoprire posti nuovi sempre Culturabarni propone una gita ai Mercatini di Natale di Trento il prossimo 16 dicembre. Un itinerario tra la città e le idee regalo natalizie. Le iscrizioni sono aperte presso gli incaricati.

Domenica 24 dicembre tradizionale arrivo di Babbo Natale e consegna dei doni a tutti i bambini alle ore 20.30. A Mezzanotte la S. Messa sarà animata dal Coro di Barni. A seguire tradizionale panettone e vin brulé per tutti.

BARNI: UN PRESEPE COMUNITARIO PER FAR RISCOPRIRE LA CHIESA ROMANICA

La Chiesa di San Pietro e Paolo di Barni (CO) è tra le chiese scelte dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano per l’itinerario alla riscoperta di sette gioielli guidati dalla luce della Nativitàbackup agosto 2017 576

 

Inaugurazione SABATO 9 dicembre ore 14,30

Per il secondo anno consecutivo la Comunità Montana del Triangolo Lariano, con lo sponsor di Acsm Agam – Enerxenia, propone l’iniziativa volta a conosce e riscoprire i gioielli architettonici della Vallassina e del Triangolo Lariano guidati dalla luce della Natività. Anche la chiesa romanica dei Santi Pietro e Paolo di Barni è stata scelta tra le chiese del percorso che comprende anche il Santuario della Madonna del Ghisallo a Magreglio, la chiesa della Madonna di Sommaguggio a Civenna di Bellagio, la Chiesa dei SS. Cosma e Damiano a Rezzago, la Chiesa del Santo Crocefisso ad Asso, la Chiesa di San Rocco a Castelmarte e la Madonna di Loreto ad Albavilla.

All’interno di queste sette chiese sarà allestito per opera di volontari un presepe sia per riscoprire il valore religioso del Natale sia per valorizzare le bellezze degli edifici coinvolti, alcuni poco conosciuti al grande pubblico.

La tradizione natalizia del presepe, segno delle profonde radici cristiane del nostro territorio, attraverso questo percorso ci aiuta a riscoprire le bellezze architettoniche che ci circondano e che spesso sono chiuse al pubblico: ecco allora che grazie alla luce  della Natività questi gioielli ritrovano nuova linfa e diventano meta di turisti e visitatori durante le feste natalizie.

Le chiese coinvolte saranno visibili tutti i weekend e nelle festività fino all’Epifania secondo il calendario previsto e che prevede l’inaugurazione nelle giornate ponte dell’Immacolata per tutte le sette parrocchie coinvolte. Nel calendario sono previste anche delle visite guidate e altri eventi (concerti, sante messe, manifestazioni natalizie, arrivo dei Magi) per rendere più appetibile la visita a questi gioielli.

Il presepe dello scorso anno a Barni (foto Pietro Avaldi)

 

Il programma di Barni (CO)

Le aperture natalizie della Chiesa Ss. Ap. Pietro e Paolo – Barni (CO) per la manifestazione “La Luce nel Gioiello” sono le seguenti:

Sabato 9 dicembre    

Ore 14,30 – Inaugurazione del Presepe con benedizione dei Bambin Gesù,

Canti natalizi con il Coro di Barni

Vin brulé e panettone nel piazzale antistante

Domenica 10 dicembre        

9.30-12 e 14-17 apertura della Chiesa

Sabato 16 dicembre  

14-17 apertura della Chiesa

Domenica 17 dicembre        

9.30-12 e 14-17 apertura della Chiesa

Ore 15.00 Visita guidata

Domenica 24 dicembre        

9.30-12 apertura della Chiesa

Martedi 26 dicembre

ore 9,30 – 12 e 14-17 apertura della Chiesa

ore 10 Santa Messa

Ore 15.00 Visita guidata

Domenica 31 dicembre        

ore 9,30 – 12 apertura della Chiesa

Lunedi 1 gennaio       

14-17 apertura della Chiesa

Sabato 6 gennaio      

14-17 e 21-22.30 apertura della Chiesa

Ore 15 arrivo dei Magi e Benedizione dei Bambini

Ora 21 Concerto Corale S. Gervaso e Protaso di Caglio

Domenica 7 gennaio 

14-17 apertura della Chiesa

 

 

 

A spasso per Un paese in posa…

Un paese in posa è ora una galleria fotografica a cielo aperto, un museo diffuso della fotografia e dell’emozione che consta di una serie di installazioni fotografiche in 40 punti del piccolo borgo di Barni, in Vallassina. Spazi espositivi e spazi pubblici diventano parimonio della collettività e dei visitatori esterni. Il paese è arricchito da elementi che sono sia arredo urbano sia manifestazioni di cultura etnografica e fotografica, mediante l’esposizione dei 40 ritratti con i 40 oggetti della tradizione contadina.

Partecipare alla costruzione di un progetto come quello della galleria fotografica all’aperto è stato un gioco e un’opportunità per il paese che ha visto la collaborazione di moltissime persone, oltre che un gesto di amore per questo territorio.

Per questo vi consigliamo di visitarla! Assolutamente da non perdere.

Un paese in posa, Barni
Un paese in posa, Barni

#Barni #linguelocali #unpaeseinposa #lombardia #inlombardia #lagodicomo #como #lecco #milano #fotografia

Barni. Un paese in posa

Giulia Caminada, Un paese in posaGiulia Caminada, Museo delle cose perdute

Parlare di comunità che senso ha ai nostri giorni? In bilico fra quello che è e quello che sarà per rielaborare il passaggio ed accettarlo.

Fotografare la comunità è fotografare la nostalgia di ciò che è passato, finito. La nostalgia preserva l’identità e aiuta a elaborarne una nuova.

Alias il paese è il nido vuoto che facciamo vivere dentro di noi attraverso la nostalgia. Per questo fotografare un paese è fotografare la nostalgia. Barni. Un paese in posa è’ un’operazione culturale per parlare di identità culturale, per testimoniare un passaggio: quello al mondo globale.

Immagini seriali in bianco e nero. Posa singola o di piccolo gruppo in un angolo della piazza. Il partecipare a questo progetto è una scelta che implica l’appartenenza, il sentirsi parte di un paese, di un nido vuoto, che viene costruito attraverso la macchina fotografica.

Fare forbici e coltelli in Vallassina e nell’Alta Brianza.

fare forbiciA Canzo, in particolare, è legato il ricordo, a far data dagli inizi del Quattrocento, della presenza di un’attiva miniera di ferro. A quel tempo Canzo fa parte della “Corte di Casale”, il territorio composto da sporadiche case attorno ad Arcellasco e dai piccoli borghi di Longone, Proserpio, Caslino, Castelmarte e Canzo, facenti parte della vasta Pieve di Incino. Nell’anno 1472, i 500 fuochi (le 500 famiglie) che compongono la Corte di Casale vengono date in feudo dal Duca Galeazzo Maria Sforza ad Antonio e Damiano Neuroni, detti I Missaglia. Di questa famiglia si ricordano Pietro Negroni che dal piccolo borgo di Ello si reca a Milano per esercitare l’arte delle armi e suo figlio Tommaso, soprannominato “il Missaglia” dal nome del villaggio dove esercitava la sua attività. Tommaso fu il primo vero maestro d’armi della famiglia e “Missaglia” resterà ad indicare i suoi discendenti fino a sostituirsi al cognome Negroni. Fra il 1420 e il 1430 egli fece diventare la famiglia “Missaglia” la più importante e stimata produttrice di armi a Milano e le sue armature erano richieste in tutta Europa. L’officina dei Missaglia realizza opere prestigiose per gli Sforza, la famiglia d’Este, per il re di Francia Luigi XI e per le truppe papali. Ma la data più importante per questa famiglia è il 15 giugno 1472 quando Antonio e Damiano, figli di Tommaso, diventano Conti e feudatari della Corte di Casale. Era il sogno raggiunto di grandezza e prestigio.  La storia racconta che Antonio Negroni, il Missaglia, scopre sui monti di Corte di Casale una miniera di ferro, la Tampa, costruisce un altoforno e compera fucine e mulini insieme col feudo per far progredire la sua fabbricazione di armi. E ciò avviene nell’interesse dello Stato, poiché rende Milano indipendente dai Veneziani per l’importazione del ferro. Con la morte di Antonio, nell’anno 1496, la fabbrica cominciò a decadere e presto i figli e i fratelli cessarono la fabbricazione e il commercio delle armi. La storia racconta anche di numerose dispute fra i boscaioli e i proprietari della miniera, a causa del grande quantitativo di legna che serviva per far funzionare gli altoforni che lavoravano l’estratto della miniera. Il gruppo de “I nòst” di Canzo, ha reso accessibile in questi anni l’entrata nella vecchia miniera che si trova in zona Runcaò, nei pressi del Castello di Canzo. Alcune ricerche d’archivio hanno anche recentemente permesso di ritrovare a Milano, nello stemmario del Cremosano, araldista milanese del 1600, il Sìmbul da la comunànza, lo stemma della Comunanza di Canzo, che documenta l’esistenza a Canzo di un’antica comunità rurale, organizzata probabilmente, su solide basi di libertà ed autonomia tale da manifestarsi nell’antico stemma ritrovato. Una riproduzione dipinta a mano su legno di castagno, un simbolo popolare. Su un campo di fondo azzurro, brillano sette stelle d’oro. Le stelle circondano tre disegni, sempre d’oro, raffiguranti tre altiforni, indice dell’importanza della lavorazione del metallo per il luogo.

Dell’attività di battere il ferro  probabilmente non si è mai persa traccia in Alta Brianza (l’attuale denominazione che comprende gran parte delle terre della Corte di Casale), in Vallassina e nel Pian d’Erba dove, fino agli anni Settanta/Ottanta del Novecento, fare fobici e coltelli era un’attività abbastanza diffusa. Ora le botteghe artigianali e le ditte sono molto diminuite, ma testimoniano ancora un’attività che aveva in questa zona uno dei suoi centri più tipici. Spade temprate, vomeri dell’aratro, coltelli di tutti i tipi, i più disparati attrezzi per il lavoro nei campi, le umili forbici la cui invenzione si perde nella notte dei tempi ma il cui uso si è perpetuato, in varie fogge e modelli attraverso i secoli. Soltanto agli albori dell’era industriale tuttavia, con la nascita dei magli a stampo, la fabbricazione delle forbici divenne lavoro di piccola serie e assunse importanza economica. Generazioni di operai-contadini trascorsero la propria esistenza forgiando questi oggetti e lavorandoli con le mole ad acqua in riva al Lambro, arrotondando con quest’attività le magre entrate dell’agricoltura.

Attorno agli anni Ottanta del Novecento, la fabbricazione di forbici stampate a caldo è ancora la più caratteristica e importante industria del Pian d’Erba e della Vallassina e conta circa venti complessi industriali veri e propri e oltre 200 imprese artigiane, con oltre duemila addetti complessivi. Nel dopoguerra, la conquista dei mercati stranieri è avvenuta con grande sacrificio di tutti: lavoro sottocosto che ha significato per anni lavorare dieci ore al giorno o più, senza riposo il sabato e talora la domenica, coinvolgendo nell’attività anche le donne, i bambini, gli anziani. Essa ha coinciso con la nascita dell’artigianato forbiciaio: lasciato il lavoro dei campi e rifiutato il lavoro in fabbrica, molti iniziano una nuova attività, spesso nella cantina o nella ex stalla, costruendo nel tempo la casa sulla bottega sottostante.

Alla fine dell’Ottocento la ditta Mauri Ignazio di Canzo (nei pressi dell’attuale Oratorio di Canzo) è una delle prime botteghe canzesi a uso artigianale. Dalle maestranze qui formatisi usciranno poi tutte le altre. Dopo la prima guerra mondiale, emergerà la ditta Visconti Antonio di Asso. Negli anni altre importanti ditte di produzione di forbici e coltelli sono state la Lombarda stamperie (davanti all’attuale supermercato Effe 3), la Ilca diventata poi Fucine di Canzo, ora area dimessa nei pressi del ristorante Zuppiera. Nel secondo dopoguerra, si affermano la Verri e Pina e la Canali.

Nel secondo dopoguerra forbici e coltelli sostengono un’economia forte per la zona, fino agli anni Settanta del Novecento, quando per molteplici motivi si assiste al crollo del mercato, in seguito allo svolgimento di detta attività da parte di nazioni più povere della nostra. Per la produzione di coltelli, si ricorda la ditta F.lli Colombo (in una costruzione che sorgeva dove ora sorge il supermercato Effe 3) e la ditta Pina Cosmo di Canzo. Nel 1958 ad Asso viene fondato il Consorzio Esportatori Forbiciai di Asso, che resterà in vita fino al 1995: una sorta cooperativa che distribuiva il lavoro sul territorio e ritirava il prodotto finito.

Fino alla fine dell’Ottocento e agli inizi del Novecento, la maggior parte dell’acciaio lavorato nella zona arrivava dalle Acciaierie di Cogne, in Val d’Aosta, prima che venisse sostituito dall’acciaio tedesco. L’acciaio di Cogne era un ottimo metallo per forgiare attrezzi di lavoro da taglio.

Ma in che cosa consiste l’attività artigianale sottesa per esempio alla realizzazione di una forbice da lavoro da sarta? Dal pezzo semilavorato d’acciaio che proviene dalla stamperia, un esperto mulèta di una tradizionale ditta del territorio racconta che fino a non molti anni fa occorrevano 63 lavorazioni manuali per finirla, da lui ricordate e annotate.